"Arso completamente dalla vita / io vivo in essa felice e dissolto. / La mia Pena d'amore non ascolto / più di quanto non curi la ferita" S. Penna
lunedì, gennaio 21, 2008
giovedì, gennaio 17, 2008
mercoledì, gennaio 16, 2008
rieccomi, da quanto...
Mi stringe le mani. Mi dice non andare via.
- Resta.
- Perché?
- Perché te lo chiedo io...
- Tu mi puoi chiedere tutto, hai sempre avuto un grande potere su di me; ma questa volta no,è diverso.
- Resta.
- Insomma, basta.
Smettila di guardarmi così, senza distogliere lo sguardo.
Non lo reggo, e lo sai benissimo.
La mia maledizione è che in fondo mi conosci, fin troppo bene. E sei un lama.
- Oggi ti sei svegliata e stavi male...
- Lo so, non c’è bisogno che tu me lo ricordi.
- Ma io ero lì accanto a te...
- Falso.
- Questa è ingratitudine, lo sai.
- Lo so bene, so qual è il tuo aiuto: mi guardi e taci e pensi che basti questo. Io non sapevo che fare e avevo addosso il tuo respiro che a sua volta chiedeva: “che fare?”
- Mi dispiace.
- Lo so.
- Non sapevo davvero che cosa fare, ma ti stavo accanto.
- Mi stavi addosso.
- Volevo che sentissi che c’ero.
- Mentre io volevo non sentirti. Volevo che non mi vedesse nessuno, che non mi sentisse nessuno, con quel respiro affannoso e le smorfie sul viso.
- Eri sempre tu, anche in quelle smorfie ti riconoscevo ed amavo.
- Io vorrei che tu mi amassi nella gioia.
- Ti amerò anche in quella.
- Se mai verrà.
- Certo che verrà, a costo di dimenticarla poi.
- Mi manca.
- Lo so.
- Ma ho già tanto.
- Lo so.
- Sai già tutto? Perché di questo tutto non mi riveli nulla?
- So davvero poco.... Non mi sopporti più; forse è meglio che sia io a partire.
E il viso all'improvviso distolse lo sguardo dallo specchio e gli occhi si ritrovarono soli e una voce a due voci trovò un unico fiato per un urlo che si fermava in gola, capace solo di sussurrare:
- Resta.
lunedì, gennaio 07, 2008
E poi

E’ per questo che quando una situazione dolorosa si riproduce identica – appaia identica – nulla ne vince l’orrore. Il principio suddetto non è poi da viveur. Perché c’è più abitudine nell’esperienza ad ogni costo che nella normale rotaia accettata doverosamente e vissuta con trasporto e intelligenza. Sono convinto che c’è più abitudine nelle avventure che in un buon matrimonio. Perché il proprio dell’avventura è di serbare una riserva mentale di difesa; per cui non esistono buone avventure. E’ buona quell’avventura in cui ci si abbandona: il matrimonio, insomma, magari di quelli fatti in cielo. Chi non sente il perenne ricominciare che vivifica un’esistenza normale e coniugata, è in fondo uno sciocco che, quantunque dica, non sente nemmeno un vero ricominciare ad ogni avventura. La lezione è sempre una sola: buttarsi a capofitto e sapere portare la pena. E’ meglio soffrire per aver osato far sul serio, che indietreggiare
