martedì, ottobre 30, 2007

qualche anno fa era sempre il 29 ottobre

Fiori rosa fiori di pesco c'eri tu
fiori nuovi stasera esco ho un anno di piu'
stessa strada, stessa porta.
Scusa se son venuto qui questa sera
da solo non riuscivo a dormire perche' di notte
ho ancor bisogno di te...
fammi entrare per favore
solo credevo di volare e non volo
credevo che l'azzurro di due occhi per me
fosse sempre cielo, non e'
fosse sempre cielo, non e'
posso stringerti le mani?
come sono fredde tu tremi
no, non sto sbagliando mi ami
dimmi che e' vero...
dimmi che noi non siamo stati mai lontani
dimmi che e' vero ieri era oggi, oggi e' gia' domani
dimmi che e' vero dimmi che e' ve...
Scusa credevo proprio tu fossi sola
credevo non ci fosse nessuno con te
oh scusami tanto se puoi
signore chiedo scusa anche a lei
ma io ero proprio fuori di me
io ero proprio fuori di me quando dicevo:
posso stringerti le mani
come sono fredde tu tremi
non, non sto sbagliando mi ami
dimmi che e' vero dimmi che e' vero dimmi che e' vero...
Lucio
Battisti

lunedì, ottobre 22, 2007

In cerca del mio adattatore...



A volte basta poco perché qualcosa cambi, improvvisamente.
Penso ad un mio amico, a come era giù di morale qualche settimana fa.
Vagava per tutta Parigi senza riuscire a trovare un adattatore per la presa del suo computer, così non poteva collegarsi ad internet, di conseguenza non poteva vedere e sentire la sua ragazza lontana, come avrebbe voluto, come ne aveva bisogno. Ma ecco che un giorno lo incontro e sorride. Ha trovato l’adattatore!
Detta così sembra una storia stupida, senza alcuna importanza, ma so che avete capito anche voi che cosa voglio dire, perché è esperienza comune quel non so che che può dare una svolta ad una giornata nera.
Di questa storia mi è rimasto un modo di dire.
Ora mi capirete quando vi dico che sto cercando il mio adattatore.
Un fatto importante e da non trascurare è che bisogna capire quale sia il proprio adattatore.
Insomma, va bene cercare a vuoto, ma sarebbe meglio avere le idee più chiare. Per un caso fortunato, si potrebbe trovare comunque qualcosa, ma magari ci si adatterebbe ad un adattatore che non è il nostro, ma semplicemente apparentemente funziona senza dare troppi problemi.
Scusate i giochi/giri di parole, ma è tutto chiaro, no?
Appena lo troverò non avrò bisogno di dirvelo, me lo vedrete anche voi scritto in faccia
(potrebbe sembrare, non parlo di amore, non solo, non basta)
Tutte le mattine del mondo...
Parigi, 21 ottobre 2007
Ieri sono stata alla Fnac per un incontro con Jordi Savall.
Già quando avevo letto il suo nome su un volantino sapevo che non me lo sarei potuta perdere, che non l’avrei dimenticato, che non avrei fatto tardi (come mio solito qui a Parigi).
Ci sono degli uomini capaci di evocare tanto.
L’anno scorso ho visto al cinema Tutte le mattine del mondo.
Ero stata tutto il tempo del film a pensare: “Sì, bellino. Niente di straordinario però...”.
Poi, quasi ai titoli di coda, mi ero ritrovata sommersa dalle lacrime, più che lacrime erano singhiozzi.
Perché? Anche e soprattutto per la musica, composta da Savall appunto; per quella viola straziante, che mi scavava dentro da un po’ (e non me ne ero resa conto) facendomi così trovare infine totalmente disarmata.
Anche ieri non ho resistito all’attacco finale, per quanto mi sia dovuta trattenere, non protetta da una sala buia e da ampie poltrone in cui affondare. È stato bello, ma mi ha trascinato in un vortice di ricordi tristi, e non voglio più ricordare.
Parigi però è anche questo, scoprire che Savall è un uomo in carne ed ossa, anche simpatico (ed io che lo credevo almeno novantenne, se non già morto!). ogni giorno c’è qualcosa da fare e da vedere, veramente straordinario, credetemi.


C’è una canzone che parla di me, una canzone che parla di me in questo primo mese parigino. Eppure potrebbe sembrare del tutto estranea a questo periodo, se ci si fermasse solo alla suggestione, ai luoghi di un altro continente a cui riporta. Invece la canto e ne sono sempre più convinta

…And the buffalo is here to say
Be proud of your name
Be what you are
Do what you do
And go where go
If you remember you’re unknown
Buffaloland will be your home…


Non proprio queste le parole cantate, queste (in parte) le ho prese dal libretto. Se avete tempo ascoltatela, su questa rete dove si può trovare di tutto.

Richiamata all’ordine da Ben, eccomi qui.
Il problema è che non riesco facilmente a raccontare.
Raccontare un’altalena è difficile.
Potrei scrivervi di quando qualcuno a sorpresa mi spinge da dietro ed arrivo in alto, senza sforzo e devo solo godermi un bello spettacolo. Potrei scrivervi di quando devo essere io da terra a prendere una piccola rincorsa sui piedi, la grande soddisfazione di salire ugualmente, e lo spettacolo è ancora più bello. Ma sapete anche voi che l’altalena, inevitabile, ridiscende, sapete tutti il lavoro e la coordinazione necessari perché il moto continui.
Sapete tutti come funziona un’altalena e non credo di aver mai conosciuto qualcuno a cui questo gioco non piacesse. Da sempre uno dei miei preferiti.
Sono viva ancora, festeggiato da poco il primo mese parigino.
E ancora, direte voi, non vi ho raccontato niente!
Chiedo perdono, sull’altalena a stento c’è posto per carta e penna, un computer diventa troppo ingombrante. No, la verità forse è che ho ancora le idee poco chiare, su questa esperienza, su me qui. Su ciò che ho lasciato e ciò che non ho ancora trovato. Ma qui finisce per sembrare un post malinconico, invece ciò che volevo soprattutto dire è la Bellezza di questa città. La adoro. Io, così diffidente nei suoi confronti.
Comunque, rieccomi qui, con i miei disegnino stupidi, con i miei piccoli racconti...
Constato che non riesco a raccontarvi bene di questi giorni qui, vorrei dirvi tutto e bene. Alla fine rinuncio, aspettando il momento adatto, che non verrà. Perché se sono triste non mi va di scrivere cose tristi e se sono allegra probabilmente sono anche fuori a fare qualcosa che mi rende tale.
Ma allora che fare?
Su queste pagine ci sarà un puzzle, un po’ sgangherato.
Continuo a disegnare, sapete, anche se sul mio taccuino.
Avrete notato che lo stile di Ainda è cambiato da quando è a Parigi? Ahimé, colpa dell’assenza del mouse, non potrò più produrre i capolavori di una volta. Ma mi sto dando all’astrattismo, la prossima opera sarà un Rinoceronte Rosso, per la gioia di Ben.
In attesa di mettere insieme i tasselli del puzzle...