lunedì, giugno 18, 2007

Frankenstein
I am falling into a chasm
I'm falling with you in my arms
No wait, these are your arms
Your arms of love
That I'm falling into
Is this a vision of love?
When I was a young boy
Mama said, "You better watch out for the fall".
But now that I'm a grown woman and
I know I know, I know
I can see the cold
I can see the cold to the place where he is born
Come on baby, let's fall
Fall into a chasm
With me, fall into love
And I hope that the vision will never shatter
For as long as I hold on to you
These cold arms
There's something in these eyes too close for comfort
Now that I'm a grown woman
And I know, I know, I know
I know the call to the place where he is born
You can see these arms
They are big and strong now baby
Well I'll prove to you these arms
Hold you tight, it's cold, leave baby
Let's go, it's time
This is a vision of love
And I'm freezing and I'm falling in the cold
Let's go, oh my, my, let's go
Antony and the Johnsons
Ieri sera ho fatto una di quelle cose che avrei dovuto evitare. Ho rivisto Eternal Sunshine of the Spotless Mind. Ero lì, cercavo di concentrarmi sulle inquadrature, sulle idee geniali di Michel Gondry, ma la pellicola faceva effetto ugualmente, per quanto me lo nascondessi. Mi sono ritrovata sotto le lenzuola, ad ascoltare questa canzone di un gruppo che non conosco, ma del quale mi metterò presto alla ricerca... è stato catartico. Ma il post è solo per consigliarvi l'ascolto di questa canzone, ditemi se l'effetto che mi fa è dovuto al mio stato d'animo o se è realmente così splendida...

sabato, giugno 16, 2007

Si accumulano le cose a cui non pensare, i luoghi da evitare, i nomi da non dire...
Mais...
Ancora non riesco a chiudere la porta, ancora non riesco a mettere da parte la speranza, ancora vi scrivo così come viene.
Ancora ho voglia e allo stesso tempo paura di partire. Ancora amo Firenze, le sue strade quando il vento è forte. Ancora cerco gli occhi dei bambini per strada, ancora annuso le pagine dei libri. Ancora guardo il cellulare e sono in attesa, ancora rido della mia ingenuità. Ancora mi piace sporcarmi le mani di inchiostro. Ancora leggo Dave Eggers e rido con lui. Ancora vedo un film al cinema e ne assaporo la magia. Ancora voglio scoprire canzoni nuove, riscoprire le vecchie... Ancora guardo Mastroianni e sempre, tutti i giorni, lo sposerei e risposerei. Ancora ascolto Battisti. Ancora guardo le foto di Pavese. Ancora mi siedo sui gradini di Santa Croce a tediare un'amica paziente con il racconto delle mie sventure. Ancora entro in qualche bottega, in qualche stanza, in punta di piedi. Ancora non sono stanca, ancora bevo una birra fresca e dormo poco. Ancora recupero il sonno perso. Ancora il mal di testa, ancora passerà.
Ancora scoprirò che in fondo ho già tanto, anche se tanto di ciò che amo è così lontano...
così lontano, così vicino...

p.s. E quando ho cominciato a scrivere davvero non mi rendevo conto che ero lì a scrivere e riscrivere il mio nome
buon finesettimana a quest'allegra compagnia
"[...] io ti ringrazio sconosciuta compagnia.
Non so nemmeno chi è stato a darmi un fiore
Ma so che sento più caldo il mio cuor
So che sento più caldo il mio cuor
Felicità
Ti ho perso ieri ed oggi ti ritrovo già
Tristezza va una canzone il tuo posto prenderà
Abbiam bevuto e poi ballato
è mai possibile che ti abbia già scordato?
Eppure ieri morivo di dolore
ed oggi canta di nuovo il mio cuor
oggi canta di nuovo il mio cuore [...]"
Mogol

sabato, giugno 09, 2007

diario sentimentale

5 giugno 2007 (tra l’altro un triste anniversario...)

[Mattino]

"E tutti quei ragazzi come te non hanno niente..."
Canti tu queste parole.
Ma le canti senza capirle, mentre a me sono rimaste subito impresse, per come mi hanno fatto immediatamente pensare a te, per come continuano a risuonarmi in testa. Mi ritrovo anche a decodificartele, nell’ironia di tutto, nell’ironia di volertelo dire e di ritrovarmi nuovamente in silenzio.
Consigli su consigli, sono mattoni con cui mi sto rinchiudendo in una torre, la torre dei dovresti, dei se fossi in te, dei ma fai così...
Ma io non riesco a fare nulla
[...] Je suis sorde et ne peux parler, j’essaie de rire [...](A. Frénaud)
Mi dispiace rimanere sempre allo stesso punto, ma non riesco a trovare un’altra via. Mi sento persa, in un altro modo rispetto a qualche tempo fa. Forse non sono una persona chiara, mi viene detto che sono ambigua, impenetrabile, che non si riesce a comunicare con me. Ma c’è anche chi passa la serata ripetendomi che sono eterea (un tempo me lo sentivo dire, l’avevo quasi scordato). Vedersi con gli occhi degli altri non sempre è un’esperienza gratificante, ed io mi sento sfaccettata, al pari di un cristallo, senza condividerne la lucentezza.
Di alcune cose sono certa, so la bellezza dell’attenderti, di quando sento che stai per arrivare, che allo scadere di una certa ora ti vedrò, anche se per poco tempo. Ed oggi che non ti ho visto ne sento l’assenza.

[già sera]


Ma ecco che mi sorprendi, come ora solo tu puoi fare; mi basta un messaggio (di quante?) di tre parole (no, non sono quelle parole) per sentirmi felice, tanto che piangerei di gioia. Sorrido a tutti, abbraccerei tutti... E se un giorno mi rileggerò un po’ vergognandomi, so anche che un po’ mi invidierò per questo sentire. Se l’avrò perso, lasciato scivolare via, se tu lo farai scivolare via. Non c’è nulla di dovuto, non c’è nulla di scontato. Prendo tutto ciò che vuoi darmi come una sorpresa, come un dono.
Un giorno mi sveglierò, vedrò con occhi nuovi, capirò la realtà di questi giorni... ma per ora voglio conservare solo lacrime di gioia. Per le altre, si sa, c’è sempre tempo.



8 giugno 2007

Sto impazzendo.
Vorrei essere diversa, riuscire a fartelo capire, se non ci sono ancora riuscita, dirtelo (perché no?). Mi sento così stupida, così terribilmente stupida. Mi manchi già, solo perché so che nei prossimi giorni probabilmente non ti vedrò. Mi mancherà quel poco tempo passato insieme, il sole sulla pelle o la pioggia, l’attesa (e oggi mi sentivo così tanto la volpe de Le Petit Prince). Spaccherei qualcosa, batterei i pugni sul muro, fino a farli sanguinare. Ti prenderei a schiaffi e ti direi: “stupidostupidostupidostupido”. Quanti mesi sono Ainda? Troppi.
Io sono ancora qui, a non capirti. A non sapere di te ciò che tutti mi chiedono.
Forse non faccio alcun passo avanti per non scoprire ciò che mi potrebbe far stare male. In fondo ora come ora (per quanto qualcuno possa dire il contrario) sto bene. So che è grazie a te (e per questo è uno stare bene carico di instabilità). Studio con una serenità che non mi riconosco e con un interesse che si vivifica da solo, perché non annulli nulla, ma riesci ad amplificare (ed anche questa è una sensazione nuova).

9 giugno

Buongiorno Ainda.
Ainda che lo pensa.
Ainda che deve studiare.
Ainda che dovrà partire.
Ainda che ancora una volta l’ha sognato.
Ainda che vorrebbe un sorso d’acqua.

Ainda che vuole vestirsi di verde.