Dici che i tuoi fiori
si sono rovinati
non hai abilità
questa nazione è brutta
ti fa sentire asciutta senza volontà
e gioca a fare Dio manipolando il tuo DNA
così se vuoi cambiare
invece resti uguale per l'eternità
ma non c'è niente che sia per sempre
perciò se è da un po' che stai così male
il tuo diploma in fallimento
è una laurea per reagire
puoi finger bene
ma so che hai fame
tutto è efficacia e razionalità niente può stupire
e non è certo il tempo quello che ti invecchia e ti fa morire
ma tu rifiuti di ascoltare ogni segnale che ti può cambiare
perchè ti fa paura quello che succederà se poi ti senti uguale
ma non c'è niente che sia per sempre
perciò se è da un po' che stai così male
il tuo diploma in fallimento è una laurea per reagire
sai finger bene ma so che hai fame
non è niente non è per sempre è troppo ormai che stai così male
il tuo diploma in fallimento è una laurea per reagire
non è niente non è per sempre
"Arso completamente dalla vita / io vivo in essa felice e dissolto. / La mia Pena d'amore non ascolto / più di quanto non curi la ferita" S. Penna
mercoledì, settembre 27, 2006
mercoledì, settembre 20, 2006
Down on my Knees
Do you really think she can love you more than me,
do you really, really think so
Do you really think she can love you more than me,
baby I know she won't
Cause I loved you, unconditionally, I gave you even more than ,I had to give I was willing for you to die, cause you were more precious to me, than my own life
Down on my knees, I'm begging you,
Down on my knees, I'm begging you,
Down on my knees, I'm begging you,
Please, please don't leave me
I won't believe, that you really,
really, wanna leave me, just because of her
Have you forgot about, all the things, we've been through,
she was not the one, who was there for you
See, I loved you unconditionally,
I gave you even more than ,I had to give I was willing for you to die, cause you were more precious to me, than my own life
Down on my knees, I'm begging you,
Down on my knees, I'm begging you,
Down on my knees, I'm begging you,
Please, please don't leave me
Don't leave me, I'm begging,
I love you, I need you, I'm dying, I'm crying, I'm begging, Please love me I love you, I love you, I'm begging, please love me, I'm begging, I'm begging, Please don't leave me, no, no, no, no, no
Down on my knees, I'm begging you...
ayo
Ascolto questa canzone alla radio, guardo lei nel video. Semplice e forte.
Anche io, poco tempo fa, usavo le stesse parole...ora non so se lo rifarei. Ma c'è una tale dignità nell'amore, che anche l'elemosinare in ginocchio diventa un atto regale.
Difficile, ora come ora, individuarlo, l'amore, crederci e viverlo.
Sarà giusto, ora come ora, lasciarlo passare, metterci una pietra sopra, guardarlo dal di fuori.
Mi capiterà ancora, lo so, di fermarmi a guardare, come ieri in stazione, una coppia che si abbraccia e rimane ferma in quel gesto per lunghissimi minuti, mi capiterà di provare un po' di invidia, un po' di malinconia, ricordando quando anche io avevo qualcuno che mi aspettava in stazione.
Ma una stazione, in fondo, è fatta di così tante partenze e arrivi.
Ainda vuol dire ancora.
Ci sarà ancora qualcosa da preservare, da vivere. Qualcosa di cui essere felici, ancora. O per la prima volta.
do you really, really think so
Do you really think she can love you more than me,
baby I know she won't
Cause I loved you, unconditionally, I gave you even more than ,I had to give I was willing for you to die, cause you were more precious to me, than my own life
Down on my knees, I'm begging you,
Down on my knees, I'm begging you,
Down on my knees, I'm begging you,
Please, please don't leave me
I won't believe, that you really,
really, wanna leave me, just because of her
Have you forgot about, all the things, we've been through,
she was not the one, who was there for you
See, I loved you unconditionally,
I gave you even more than ,I had to give I was willing for you to die, cause you were more precious to me, than my own life
Down on my knees, I'm begging you,
Down on my knees, I'm begging you,
Down on my knees, I'm begging you,
Please, please don't leave me
Don't leave me, I'm begging,
I love you, I need you, I'm dying, I'm crying, I'm begging, Please love me I love you, I love you, I'm begging, please love me, I'm begging, I'm begging, Please don't leave me, no, no, no, no, no
Down on my knees, I'm begging you...
ayo
Ascolto questa canzone alla radio, guardo lei nel video. Semplice e forte.
Anche io, poco tempo fa, usavo le stesse parole...ora non so se lo rifarei. Ma c'è una tale dignità nell'amore, che anche l'elemosinare in ginocchio diventa un atto regale.
Difficile, ora come ora, individuarlo, l'amore, crederci e viverlo.
Sarà giusto, ora come ora, lasciarlo passare, metterci una pietra sopra, guardarlo dal di fuori.
Mi capiterà ancora, lo so, di fermarmi a guardare, come ieri in stazione, una coppia che si abbraccia e rimane ferma in quel gesto per lunghissimi minuti, mi capiterà di provare un po' di invidia, un po' di malinconia, ricordando quando anche io avevo qualcuno che mi aspettava in stazione.
Ma una stazione, in fondo, è fatta di così tante partenze e arrivi.
Ainda vuol dire ancora.
Ci sarà ancora qualcosa da preservare, da vivere. Qualcosa di cui essere felici, ancora. O per la prima volta.
venerdì, settembre 15, 2006
Breve paradiso
Ho risognato il breve paradiso,
la rete delle vie nel sole dove
ho vagato con te
o con in tuo fantasma, te lontana;
le aiuole, le cose ad un piano
col deserto a due passi dalla soglia.
Il breve paradiso che tu sai,
dove tra noi c'è stato
un niente così simile
a tutto che sognarlo
dopo tanto, dà al cuore
ancora una dolcezza disperata.
F. Tentori
in Animale d'ombra, 1984.
Ho risognato il breve paradiso,
la rete delle vie nel sole dove
ho vagato con te
o con in tuo fantasma, te lontana;
le aiuole, le cose ad un piano
col deserto a due passi dalla soglia.
Il breve paradiso che tu sai,
dove tra noi c'è stato
un niente così simile
a tutto che sognarlo
dopo tanto, dà al cuore
ancora una dolcezza disperata.
F. Tentori
in Animale d'ombra, 1984.
sabato, settembre 09, 2006

9 settembre 2006
Se fosse vivo oggi sarebbe un bel vecchietto...
Un vecchietto dolce, con la voce roca (come quella della donna che ha tanto amato). Se fosse vivo gli chiederei consiglio. Se fosse vivo mi farei raccontare da lui qualche storia, leggere qualche verso. Gli direi che non mi chiamo Connie, e che io non ho intenzione di andare in America, io ci sono. Se fosse vivo gli stringerei le mani rugose, e mi direi felice della sua scelta.
Paradossalmente, è uno degli uomini che mi fa piangere più spesso, ed è l’unico che non l’abbia mai voluto (questo è poco, ma sicuro...). Questo filo che, da sempre, mi fa sentire unita a te, io non lo capisco da dove abbia origine. Questo affetto, che ti rende vivo e presente, spero non offenda la tua memoria. Questo mio bisogno di riportarti in vita, spero che non turbi la tua quiete.
Buon compleanno, Cesare. So che sei qui, nascosto da qualche parte,mi guardi con un’espressione ironica e ti chiedi che cosa ci faccia io qui a parlare di te, ma so che ne sei felice. Nessun pettegolezzo, come volevi tu, solo Poesia.
Indifferenza
È sbocciato quest’odio come un vivido amore
dolorando, e contempla se stesso anelante.
Chiede un volto e una carne, come fosse un amore.
Sono morte la carne del mondo e le voci
che suonavano, un tremito ha colto le cose;
tutta quanta la vita è sospesa a una voce.
Sotto un’estasi amara trascorrono i giorni
alla triste carezza della voce che torna
scolorandoci il viso. Non senza dolcezza
questa voce al ricordo risuona spietata
e tremante: ha tremato una volta per noi.
Ma la carne non trema. Soltanto un amore
la potrebbe incendiare, e quest’odio la cerca.
Tutte quante le cose e la carne del mondo
e le voci, non valgono l’accesa carezza
di quel corpo e quegli occhi. Nell’estasi amara
che distrugge se stessa, quest’odio ritrova
ogni giorno uno sguardo, una rotta parola,
e li afferra, insaziabile, come fosse un amore.
Cesare Pavese
Fémme deserte
Ancora una volta
Ancora una volta l’incontro infruttuoso.
Per aver troppo amato invano
un tempo,
a chi dovrò perdonare?
Vo in cerca d’un sorriso perso,
se destinato a me.
È scivolato nell’ombra e io mi son dissolta
- nuvola – in un tremore.
Procedo svelta nel nulla, sempre,
a capriccio d’un passo senza un filo di luce,
imperterrita.
E aspetto la schiarita, non potendo
ardere fino a splendere.
Sono sorda e non posso parlare, cerco di ridere.
Pioppi e sguardi trascorrono sullo stradone
fra i roveti del sogno che sanguinano bagliori vani.
Quando verrà il riposo d’un chiaro sonno senza rive,
senza eco che vi si desti? Acqua dolce, acqua morta alfine,
dov’anche il sogno non esiste più.
15 luglio 1960
André Frénaud
Tradotto da G. Caproni
Ancora una volta l’incontro infruttuoso.
Per aver troppo amato invano
un tempo,
a chi dovrò perdonare?
Vo in cerca d’un sorriso perso,
se destinato a me.
È scivolato nell’ombra e io mi son dissolta
- nuvola – in un tremore.
Procedo svelta nel nulla, sempre,
a capriccio d’un passo senza un filo di luce,
imperterrita.
E aspetto la schiarita, non potendo
ardere fino a splendere.
Sono sorda e non posso parlare, cerco di ridere.
Pioppi e sguardi trascorrono sullo stradone
fra i roveti del sogno che sanguinano bagliori vani.
Quando verrà il riposo d’un chiaro sonno senza rive,
senza eco che vi si desti? Acqua dolce, acqua morta alfine,
dov’anche il sogno non esiste più.
15 luglio 1960
André Frénaud
Tradotto da G. Caproni
venerdì, settembre 08, 2006
I ragazzi che si amano
I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell'abbagliante splendore del loro primo amore
I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell'abbagliante splendore del loro primo amore
domenica, settembre 03, 2006
pensieri di fine estate...
Questa Firenze mi accoglie e mi rende docile. Mi cullo in me stessa, e mi rendo conto che non ne vale veramente la pena.
Sono in solitudine, ogni tanto mi chiama qualche amico, per un caffé, per un gelato, per un giro notturno anche se sono appena arrivata e sono stanca in modo inverosimile, ma si fanno le due a Santa Croce, davanti ad una birra fredda che non vuole finire.
Rido di me stessa, ho preso come impegno l’amarmi e, avendo questo come punto imprescindibile per ogni Amore, mi chiedo se io abbia mai amato. In fondo...che cosa importa?
Che cos’è che importa, ora?
È importante la mia ultima giornata di mare, agli Alimini, con le onde violente e nessuno in acqua, a dialogare con il mare.
È importante mia madre che cerca di entrare in acqua, ma si spaventa di fronte alla forza del mare, si volta verso me e babbo sulla spiaggia e ride, che sembra proprio una bambina.
È importante Anna Maria che prima di partire mi abbraccia e mi stringe le mani ed è contenta del libro di poesie che le regalo e mi racconta del suo viaggio in Umbria.
È importante Rosanna che prepara le pizzette fritte il giorno prima della partenza, e la cena con Maria, Adriana e Carolina, a scherzare sul passato, come se fosse ieri.
É importante Otranto con i fuochi che illuminano il mare e noi che sembriamo bambini.
È importante Lucio che ha preso come serio impegno personale il portarmi a guidare (e io spero tanto che non si arrenda).
È importante Matteo, che mi fa arrabbiare tantissimo e vorrei che capisse che non è per mancanza di affetto o stima.
É importante Paolo che dispensa abbracci e baci salutari più di quanto lui creda.
Sono importanti i Mr. Brace (addirittura) con il loro baricentro.
È importante la pizzica, che ho sempre voglia di ballare, soprattutto qui, lontana dalla mia terra.
É importante la Notte della Taranta, che mi ha fatto ri-ncontrare, per un fortunato destino, una persona luminosissima.
È importante Delia, che forse si è ritrovata, ma che a me mi ha un po’ persa.
È importante Pasquale, con i suoi buoni consigli; Marcella e le sorelle (oh, quante belle persone dovrei mettere in questa lista...).
É importante il trentesimo anniversario di matrimonio di mamma e papà, la festa con i parenti che non vedevo da tanto; zia Teresa che mi guarda sempre con amore, zio Pippì che mi chiede del mio ragazzo e poi dice... “Pff, non importa, sai quanti ne trovi...?”; Adriano che fa il cabarettista; Ludovica e Letizia che sono le bimbe più belle del mondo e Francesca con il pancione pesante. Zia Checca e la sua dieta, la tenerezza infinita del nonno - zio Bruno. E sono importanti anche le foto, dove per somiglianza, sembro quasi io la sposa.
È importante la mia famiglia, così bella che mi commuove, e così distante, di cui ignoro quasi tutto.
Sono importanti Martina, Francesca, Sara e Isabella che mi vengono a trovare e mi distraggono e mi fanno ridere tanto.
È importante Marirose/ Caterina, la presidentessa ufficiale del club Danni, e ancora una volta lei conosce il significato di parole che ad altri non dicono niente (eh eh).
È importante Davide, ma lui lo sa, gliel’ho anche scritto in un giorno di agosto.
È importante la mia terra, i suoi ulivi, il mare, il sole caldo. Così come oggi è, allo stesso modo, è importante Firenze, con le persone che vi ho lasciato.
Tutte. Anche quelle di cui non conosco più il ruolo.
Questa estate mi ha allontanato da tante cose e mi ha avvicinato tantissimo a me stessa, quasi a rendermi nuova. E se anche una cupio dissolvi dovesse sempre annidarsi in me, so che c’è del bene anche in questo mio aver coscienza della mia debolezza, delle mie paure e incostanze.
Il mio bisogno di chiarire, il mio bisogno di affrontare le persone mi fa sentire più grande, nonostante l’età anagrafica potrebbe dire il contrario.
Sono anche insofferente, lo so.
Mi si lasci in pace, non chiedo altro. Affetto, chi non ne ha (per me) può ben cambiare strada e marciapiede, o almeno fare finta di niente.
Questa mia natura continua ad essere ambigua, tra il bisogno di starmene rannicchiata in me stessa e la necessità di condividere, per non sentirmi troppo vuota. Le ho conosciute persone con cui condividere, alcune sono lontane, ma più vicine di quanto creda, su alcune forse avevo solo sbagliato opinione. Capita.
Ieri notte, vedere Pasolini, Il Fiore delle Mille e Una Notte, mi ha fatto sentire la serenità di essere sola a dialogare con la Bellezza.
Dopo una estate in cui avrei fatto volentieri la guerra a qualcuno, ora voglio solo starmene in pace. Ascoltare Battisti, come stamattina, mettendo ordine in un carteggio che sembra infinito.
Sono stupida e infantile a volte...ma che bello! Mi viene da dirmi. Ho un cuore, un cuore che ancora riesce così tanto a sentire da farsi ferire impunemente. So ancora piangere per qualcosa di puro e vero dentro di me. Perchè buttare via tutto questo, per il timore di ricascarci? Ma chi è colui che perde nel negarsi?
Grandi lezioni di Terzani quest’estate, una lettura che avrei dovuto fare tempo fa, quando mi trovavo a battermi con medici che non ascoltavano, ma non è mai troppo tardi, così come so che sono solo all’inizio del mio cammino verso me stessa. Mai il mio zaino pieno mi è sembrato così vuoto. La strada è così lunga che ho fretta di incamminarmi.
Chissà se questa è la volta buona.
Sono in solitudine, ogni tanto mi chiama qualche amico, per un caffé, per un gelato, per un giro notturno anche se sono appena arrivata e sono stanca in modo inverosimile, ma si fanno le due a Santa Croce, davanti ad una birra fredda che non vuole finire.
Rido di me stessa, ho preso come impegno l’amarmi e, avendo questo come punto imprescindibile per ogni Amore, mi chiedo se io abbia mai amato. In fondo...che cosa importa?
Che cos’è che importa, ora?
È importante la mia ultima giornata di mare, agli Alimini, con le onde violente e nessuno in acqua, a dialogare con il mare.
È importante mia madre che cerca di entrare in acqua, ma si spaventa di fronte alla forza del mare, si volta verso me e babbo sulla spiaggia e ride, che sembra proprio una bambina.
È importante Anna Maria che prima di partire mi abbraccia e mi stringe le mani ed è contenta del libro di poesie che le regalo e mi racconta del suo viaggio in Umbria.
È importante Rosanna che prepara le pizzette fritte il giorno prima della partenza, e la cena con Maria, Adriana e Carolina, a scherzare sul passato, come se fosse ieri.
É importante Otranto con i fuochi che illuminano il mare e noi che sembriamo bambini.
È importante Lucio che ha preso come serio impegno personale il portarmi a guidare (e io spero tanto che non si arrenda).
È importante Matteo, che mi fa arrabbiare tantissimo e vorrei che capisse che non è per mancanza di affetto o stima.
É importante Paolo che dispensa abbracci e baci salutari più di quanto lui creda.
Sono importanti i Mr. Brace (addirittura) con il loro baricentro.
È importante la pizzica, che ho sempre voglia di ballare, soprattutto qui, lontana dalla mia terra.
É importante la Notte della Taranta, che mi ha fatto ri-ncontrare, per un fortunato destino, una persona luminosissima.
È importante Delia, che forse si è ritrovata, ma che a me mi ha un po’ persa.
È importante Pasquale, con i suoi buoni consigli; Marcella e le sorelle (oh, quante belle persone dovrei mettere in questa lista...).
É importante il trentesimo anniversario di matrimonio di mamma e papà, la festa con i parenti che non vedevo da tanto; zia Teresa che mi guarda sempre con amore, zio Pippì che mi chiede del mio ragazzo e poi dice... “Pff, non importa, sai quanti ne trovi...?”; Adriano che fa il cabarettista; Ludovica e Letizia che sono le bimbe più belle del mondo e Francesca con il pancione pesante. Zia Checca e la sua dieta, la tenerezza infinita del nonno - zio Bruno. E sono importanti anche le foto, dove per somiglianza, sembro quasi io la sposa.
È importante la mia famiglia, così bella che mi commuove, e così distante, di cui ignoro quasi tutto.
Sono importanti Martina, Francesca, Sara e Isabella che mi vengono a trovare e mi distraggono e mi fanno ridere tanto.
È importante Marirose/ Caterina, la presidentessa ufficiale del club Danni, e ancora una volta lei conosce il significato di parole che ad altri non dicono niente (eh eh).
È importante Davide, ma lui lo sa, gliel’ho anche scritto in un giorno di agosto.
È importante la mia terra, i suoi ulivi, il mare, il sole caldo. Così come oggi è, allo stesso modo, è importante Firenze, con le persone che vi ho lasciato.
Tutte. Anche quelle di cui non conosco più il ruolo.
Questa estate mi ha allontanato da tante cose e mi ha avvicinato tantissimo a me stessa, quasi a rendermi nuova. E se anche una cupio dissolvi dovesse sempre annidarsi in me, so che c’è del bene anche in questo mio aver coscienza della mia debolezza, delle mie paure e incostanze.
Il mio bisogno di chiarire, il mio bisogno di affrontare le persone mi fa sentire più grande, nonostante l’età anagrafica potrebbe dire il contrario.
Sono anche insofferente, lo so.
Mi si lasci in pace, non chiedo altro. Affetto, chi non ne ha (per me) può ben cambiare strada e marciapiede, o almeno fare finta di niente.
Questa mia natura continua ad essere ambigua, tra il bisogno di starmene rannicchiata in me stessa e la necessità di condividere, per non sentirmi troppo vuota. Le ho conosciute persone con cui condividere, alcune sono lontane, ma più vicine di quanto creda, su alcune forse avevo solo sbagliato opinione. Capita.
Ieri notte, vedere Pasolini, Il Fiore delle Mille e Una Notte, mi ha fatto sentire la serenità di essere sola a dialogare con la Bellezza.
Dopo una estate in cui avrei fatto volentieri la guerra a qualcuno, ora voglio solo starmene in pace. Ascoltare Battisti, come stamattina, mettendo ordine in un carteggio che sembra infinito.
Sono stupida e infantile a volte...ma che bello! Mi viene da dirmi. Ho un cuore, un cuore che ancora riesce così tanto a sentire da farsi ferire impunemente. So ancora piangere per qualcosa di puro e vero dentro di me. Perchè buttare via tutto questo, per il timore di ricascarci? Ma chi è colui che perde nel negarsi?
Grandi lezioni di Terzani quest’estate, una lettura che avrei dovuto fare tempo fa, quando mi trovavo a battermi con medici che non ascoltavano, ma non è mai troppo tardi, così come so che sono solo all’inizio del mio cammino verso me stessa. Mai il mio zaino pieno mi è sembrato così vuoto. La strada è così lunga che ho fretta di incamminarmi.
Chissà se questa è la volta buona.
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