per motivi vari, a volte solo perché voglio stare da sola, in silenzio, magari senza neanche pensare. Questa sera mi ritrovo in attesa di avere sonno, con indosso una gonna che già amo, regalatami da qualche ora, da alcune persone già partite e da chi è ancora qui. Ascolto i La Crus, perché a volte non c’è voce che mi sappia cullare meglio…
Se ero arrivata in Francia spaventata, tormentata da assurdi incubi notturni, ora me ne parto confusa. E se mi guardo allo specchio non mi riconosco più, né riconosco l’Ainda delle foto scattate l’estate passata. Non voglio dire di essere cresciuta. No, assolutamente. Mi chiedo se chi mi accoglierà in Italia vedrà che qualcosa è cambiato o se è solo un’illusione o se vedo male io.
Oggi ho visto le foto di un amico, lui a Firenze, e anche lui è cambiato, ed io che credevo che non avrebbe mai perso quella sua aria infantile. E chissà, anche in questo caso, che cosa vedrò ad occhi nudi.
Questa è la città della solitudine, questa è la città in cui ho taciuto anche a me stessa, come non mai, la città dove si stava realizzando il desiderio, espresso un pomeriggio sui gradini del portico degli Innocenti, di divenire di pietra.
E mentre stavo diventando di pietra, mi sono sentita stringere.
In questa città della solitudine, non sono mai stata sola. E mi sento il cuore pieno di gratitudine per le persone che ho incontrato, per quando sono corse da me solo perché avevo paura. Per la dolcezza infinita degli sguardi, delle carezze. Per chi mi ha ascoltata quando stavo zitta, per chi ha avuto bisogno di me. Per chi è già partito ma so già che ci sarà ancora. Continuerei all’infinito… per chi non ha permesso che diventassi pietra. Grazie.
